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Ago 18
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Come diventare un Peak Performer – il focus sull’Outcome

 

Siamo creature di abitudine: la nostra mente è portata ad automatizzare processi mentali e comportamenti che, nella nostra esperienza, hanno funzionato in passato o che conosciamo come gli unici utili per noi. Questo significa che quando abbiamo un’esperienza, la nostra mente “cerca” la risposta più adeguata nel nostro archivio di risposte.
L’eccellenza di questo processo lo si può notare ad esempio negli sportivi di altissimo livello: non avendo tempo per formulare obiettivi, durante una gara, devono avere risposte estremamente efficaci a stimoli immediati. Pensiamo ad un tennista, ad esempio, che deve rispondere ad un colpo velocissimo ed imprevedibile.
Per farlo deve condizionare la sua mente a preparare risposte altamente efficaci a stimoli esterni.
Questo tipo di efficacia non è sempre possibile e, in alcuni casi, non è neanche abbastanza. Nella maggior parte degli obiettivi della nostra vita, non abbiamo bisogno di risposte veloci ed immediate, ma di pianificazione. Inoltre, la vita è molto più complessa di una partita di tennis, dove ci sono delle regole ben precise ed i colpi sono comunque limitati.
La nostra mente però non impara solo comportamenti efficaci: tutti noi, infatti, abbiamo anche cattive abitudini.
Rispondere sempre ad un’esperienza con le stesse strategie che abbiamo imparato in passato, quindi, non è sempre il modo ottimale per arrivare ad un obiettivo e spesso è proprio la causa del nostro fallimento.

Ci sono persone che ad esempio non sopportano di essere contraddette. Nei team, quindi, spesso non ascoltano e la loro reazione è quella di chiudersi, di diventare aggressivi ed urlare. È una reazione automatica ormai appresa che però non è molto efficace.

Nel Coaching per qualsiasi esperienza o situazione, si parte dalla definizione dell’obiettivo, proprio per non permettere ad automatismi poco efficaci di prendere il sopravvento.

Quindi mentre la maggior parte delle persone funziona in questo modo:

 

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Quando hanno un’Esperienza (come ad esempio, quando vengono contraddetti) cercano subito la reazione abituale che dà loro un vantaggio (ad es. arrabbiarsi ed attaccare la persona, che dà loro il vantaggio di sfogarsi e proteggere la propria autostima), con il risultato, però, che l’Outcome finale sarà compromesso (la persona non impara, non migliora, crea conflitti e viene estromesso da un team).

I peak performer agiscono in modo diverso:

 

 

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Ad un’esperienza, un situazione, una difficoltà, non rispondono subito ma prima si chiedono quale sia il risultato che desiderano. Non sono quindi schiavi delle loro reazioni poco efficaci, ma costruiscono la strategia migliore per ogni obiettivo.
Considerata una situazione, un problema, una sfida, invece di soccombere alla prima risposta automatica non ottimale, costruiscono una strategia efficace.
Per farlo rispondono ad alcune domande di Coaching, come:

• Qual è la risposta migliore in questa situazione?
• Quali risorse posso utilizzare?
• Quali risorse mi servono per rispondere in maniera efficace?
• Quale azione mi permette di arrivare al mio obiettivo?
• Quale risposta invece mi allontanerebbe dal mio obiettivo?
• Quale decisione devo prendere adesso per raggiungere il mio obiettivo?
• Quale decisione mi farebbe avvicinare di più al mio obiettivo?

In questo modo, prendiamo consapevolezza delle azioni più efficaci per arrivare al nostro risultato, invece di continuare a ripetere azioni, strategie e processi mentali poco efficaci.

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