Blog

Gen 11

Il dialogo dell’azione

Hai detto al tuo compagno che saresti andata a correre e invece ti trova sul divano a guardare una serie TV: cosa gli dici? Probabilmente, gli dici che eri stanca, che saresti andata domani e che comunque fuori fa freddo.
Il tuo team ha ascoltato il tuo consiglio e si è rivelato un errore: cosa fai? No, non è vero che ammetti lo sbaglio. O almeno, è quello che mi diresti, ma in realtà molto spesso non lo fai: cerchi una scusa, o comunque una giustificazione per la tua scelta, anche se magari ammetti che la scelta è stata tua.
Noi raccontiamo la realtà, come in un romanzo: lo raccontiamo per uno scopo molto importante, proteggere la nostra autostima. Così gli altri sono sempre meno intelligenti di noi e, nonostante commettiamo tanti errori, ci riteniamo persone brave, oneste, coraggiose. Se cerchiamo un lavoro e non lo troviamo, non ci diciamo: “qualcuno è più bravo di me!”, ma diciamo “ci sono sicuramente dei raccomandati!” oppure “il mondo del lavoro in Italia fa schifo!” Perché ammettere a noi stessi che noi in questo momento non siamo adeguati sarebbe un colpo troppo duro.
Così ci raccontiamo delle storie. Nel frattempo la realtà intorno a noi va avanti – senza di noi. Agire non è abbastanza, anche se è già molto: un’azione basata su un racconto fantastico non produce grandi risultati, anzi. Se commetto un errore – ad esempio lancio un prodotto che non funziona – ma non ammetto che è il mio prodotto a dovere essere eliminato – potrei continuare a spendere molti soldi in piani di marketing fallimentari.
La prima caratteristica del dialogo dell’azione è la trasparenza, l’onestà, il parlato senza filtri: raccontiamo quello che succede, anche se non ci piace, perché è l’unico modo per vedere la realtà così com’è e quindi anche capire qual è la prossima mossa da fare.

La trasparenza significa che diciamo quello che non ci piace di solito ammettere: che abbiamo sbagliato, oppure che non abbiamo fatto tutto, che non abbiamo avuto il coraggio di agire fino in fondo, o che stiamo aspettando qualcosa che in realtà dovremmo prenderci noi senza che qualcuno ce lo porga.
È una battaglia con il proprio ego: se l’ego ci racconta una storia e noi ci crediamo – non ho i soldi, non ho tempo, non ho le competenze, nessuno mi aiuta – vince lui e perdiamo noi, perché non agiremo mai per proteggerci contro la realtà.

La realtà va avanti anche se noi raccontiamo una storia diversa: non cambia nulla, semplicemente noi ci rifiutiamo di vedere.
Parlare di cosa possiamo fare noi e soprattutto di cosa non stiamo facendo può fare male al nostro ego, ma ci aiuta ad avere la consapevolezza ed il focus sulle azioni che dobbiamo portare a termine per raggiungere un nostro obiettivo.

Ecco un esercizio per allenare la mente a vedere sempre con chiarezza la realtà:

• Rispetto ad un obiettivo che non stiamo riuscendo a raggiungere, chiediamoci quali sono le prime dieci azioni da completare.
• Definiamo quali sono le prime tre azioni che dovremmo fare e che non abbiamo ancora completato.
• Quando le guardiamo, ascoltiamoci e prendiamo consapevolezza delle storie del nostro ego che cominciano ad emergere: il perché non facciamo le cose, romanzato per non farci sentire male.
• Raccontiamoci la vera storia: perché non lo abbiamo fatto? Cosa ce lo impedisce? Abbiamo paura? Cosa possiamo fare per iniziare, di più piccolo e meno rischioso? Non abbiamo i soldi? Come possiamo cambiare l’azione, per partire con meno soldi, oppure come facciamo a trovarne almeno una parte?

Questo esercizio ci allena a riconoscere il racconto che ci facciamo e che, pur accarezzando il nostro ego, ci mette in grande difficoltà perché non ci fa agire.

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *